18 anni di insegnamento sul corpo nello spazio. Dal basket ai balli caraibici, dal calisthenics alle gare. Una storia vera - incluse le parti brutte.
Sono almeno 18 anni che insegno alle persone come usare il proprio corpo nello spazio.
Ho allenato bambini a basket. Ho insegnato hip hop e balli caraibici per anni - al punto da perdere il conto. Poi il calisthenics. Prima la mia cerchia di amici stretti e cugini, poi conoscenti, poi clienti privati.
Il filo che lega tutto è sempre stato uno: insegnare alle persone come allenarsi in autonomia, senza dipendere per sempre da qualcuno.
Due delle mie vittorie professionali più grandi sono due uomini sopra i 50 anni. Uno, nonostante la stazza e il sovrappeso, è riuscito a mettersi in verticale. Un altro, da scheletrico, è diventato una statua di marmo - e nel processo ha risolto una sindrome da colon irritabile da stress che si portava dietro da anni. Poi ci sono diverse donne, oltre i 40, che oggi fanno cose che post quaranta non si sognavano minimamente di fare.
Ma il risultato di cui vado più orgoglioso sono io.
Da piccolo facevo di tutto: basket, calcio, nuoto, corsa e gare. Poi dai 16 anni sono diventato anno dopo anno un ballerino professionista di salsa e bachata. Prove, serate, spettacoli quasi tutti i giorni. Gli sport di contatto li ho abbandonati: non potevo rischiare di farmi male.
La palestra l'ho provata, nel 2010. Zero. Non era il mio ambiente - noia mortale, atmosfera sbagliata.
Per anni ho ballato e basta. Ogni tanto qualche corsetta, obbligato da un amico con cui avevo aperto una scuola di ballo.
Poi ho iniziato a vedere la pancetta di Homer Simpson.
Non mi piaceva. Volevo gli addominali che avevo sempre avuto da ragazzo - senza fare niente - e volevo cambiare il mio fisico da mollo a muscoloso. Mio cugino mi parla del calisthenics e mi dice che se faccio quello non mi devo più preoccupare della tartaruga. Vado a provarlo in una palestra di calisthenics.
Poi arriva il Covid.
Palestre chiuse. Avevo tutte le scuse per smettere. Non ho smesso. Ho continuato a casa, finché casa era diventata stretta per progredire ancora - dopo 8 mesi di allenamento. Allora sono passato al parco: bande elastiche, anelli, giubbotto zavorrato. Da solo.
Ogni tanto mi facevo fare qualche programma da qualche fenomeno del calisthenics. Ma mi rendevo conto che mancava qualcosa - così andavo avanti per la mia strada.
Dopo tre anni buoni, tra un naso rotto, un burnout e un cambio di vita, ho capito una cosa: il calisthenics non è solo una questione fisica. È un sistema. E dopo un anno di alti e bassi sono tornato ad allenarmi - con 4 kg in più e le skill regredite.
Mi sono dato 4 mesi per tornare quello di prima. Mi sono iscritto alla Bestial Race di dicembre 2023. Nel frattempo ho iniziato il beach volley - scelta che si è rivelata infelice per la mia spalla destra. Piccola lesione al sovraspinato. Ho fatto la gara lo stesso, senza un minuto di corsa sulle gambe e con i muscoli delle spalle martoriati.
Mi sono riposato quasi un mese. Il dolore restava lì. Mi sono stufato di aspettare e sono ripartito - prima con le bande. In un mese la lesione era a posto.
Oggi faccio calisthenics, corsa, surf, nuoto, arti marziali, bici. 6 o 7 gare tra Bestial Race e corsa.
Tutto dopo i 33 anni.
Potevo scegliere chiunque. Ho scelto voi deliberatamente.
Uomini sopra i 35 con giornate piene, una famiglia, un calendario che non lascia spazio alla perfezione. Non perché sia il mercato più facile - è il più difficile da servire bene. Ma è il profilo in cui mi riconosco, ed è quello che il fitness tradizionale tratta peggio.
La maggior parte dei programmi è costruita per ventenni con tempo libero e obiettivi estetici. Prendi quella struttura e vendila a un uomo di 42 anni con tre riunioni al giorno e un figlio con la febbre - fallisce. Non perché lui sia debole. Perché il sistema non era fatto per lui.
C'è anche un dato biologico di cui nessuno parla abbastanza: la sarcopenia - la perdita progressiva di massa muscolare che inizia intorno ai 35 anni - non aspetta che tu trovi il momento giusto. Lavora in silenzio, ogni giorno. Si misura, si rallenta, si inverte. Se sai come.
Il Protocollo Forgia è il sistema che ho costruito per farlo. Sul mio corpo prima, poi su quello dei miei clienti.
Non per trasformarti in un atleta. Non per darti addominali da copertina. Per restituirti un corpo che collabora invece di ostacolare - la schiena che non ti fa perdere le mattine, l'energia che regge fino a sera, la forza che serve nella vita vera: sollevare tuo figlio, reggere una settimana di trasferte, restare presente anche quando sei stanco.
Lavoro con un massimo di 10 clienti alla volta. Non è scarsità di marketing. È che il lavoro che faccio richiede attenzione vera, sul tuo corpo specifico, non su un profilo medio.
Se sei arrivato fin qui, probabilmente sai già.
Samuele Gerli - Fondatore, Padri D'Acciaio
La Sessione Strategica di Allineamento è una conversazione di 20 minuti. Guardo il tuo punto di partenza, capisco dove sei, ti dico se il Protocollo Forgia è quello giusto per te adesso - o se non lo è.
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