Allenarsi col caldo d'estate senza fermarti fino a settembre

Col caldo la stessa sessione pesa di più: il corpo lavora per raffreddarsi. Come cambiare orario e intensità e continuare ad allenarti invece di parcheggiare tutto per due mesi.

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Metà luglio. Esci alle sette di sera per due esercizi in cortile e dopo dieci minuti la maglietta è già da strizzare, il cuore va come dopo una corsa, e la voce in testa dice quello che dice ogni estate: "vabbè, riprendo a settembre". Molti uomini a questo punto parcheggiano tutto per due mesi, tornano a ottobre e si ritrovano più legnosi e più spenti di quando avevano smesso.

Uomo che esegue uno squat a corpo libero all'ombra degli alberi in un parco, mattino d'estate, borraccia e asciugamano a terra
D'estate non serve fermarsi, serve cambiare marcia. Ore fresche, ombra, carico modulato: la sessione si adatta al clima invece di combatterlo.

Il caldo non è una scusa per fermarti. È una condizione da gestire, come la pioggia per chi corre. Allenarsi col caldo si può, anche a corpo libero, senza spaccarti e senza sensi di colpa. Serve capire perché d'estate la stessa sessione pesa di più, e cambiare due o tre cose di conseguenza.

In questo articolo
  • Perché col caldo la stessa sessione pesa di più
  • Ore giuste, carico modulato nei giorni peggiori
  • I campanelli da non ignorare col caldo estremo

Perché col caldo la stessa sessione pesa di più

Non sei tu che sei fuori forma ad agosto. È il tuo corpo che sta facendo due lavori insieme.

Quando la temperatura esterna sale, il corpo deve tenere quella interna intorno ai 37 gradi. Per farlo apre i vasi sanguigni della pelle e ci manda più sangue, così il calore se ne va verso l'esterno. Questo sangue però è lo stesso che servirebbe ai muscoli che stanno lavorando. Risultato: a parità di sforzo il cuore batte più veloce, perché deve rifornire i muscoli e raffreddarti nello stesso momento. Si chiama termoregolazione, ed è il motivo per cui dieci piegamenti a luglio ti lasciano col fiatone come venti a marzo.

C'è poi la sudorazione. Sudi per raffreddarti, e sudando perdi acqua e sali minerali. Meno liquidi in circolo vuol dire sangue più denso, cuore che fatica ancora di più e forza che cala. Un uomo che si allena con trenta gradi e alta umidità può perdere un litro o più di sudore in una sessione breve senza rendersene conto.

Il messaggio che il corpo ti manda quando ti senti cotto dopo due esercizi non è "sei un rottame". È "oggi sto già lavorando al massimo per non surriscaldarmi, dammi una marcia in meno". Ascoltarlo è la prima mossa intelligente.

Sposta l'allenamento nelle ore giuste

La leva più semplice e più potente non riguarda cosa fai, ma quando lo fai.

Tra le undici e le sei del pomeriggio, in piena estate, l'aria è al suo picco e il sole picchia diretto. È la fascia in cui ogni sessione parte già in salita. Le due finestre buone sono la mattina presto, appena sveglio, quando l'aria è ancora fresca e il corpo riposato, e la sera dopo il tramonto, quando il sole non batte più e la temperatura scende.

Se sei una persona da mattina, la sessione all'alba ha un vantaggio in più: te la sei tolta prima che la giornata te la rubi. Se invece la sera sei più sciolto, allenati quando il sole è sparito dietro i palazzi. La regola è una sola: evita di allenarti sotto il sole diretto nelle ore centrali. Cerca l'ombra, un cortile riparato, una stanza ventilata, il lato fresco della casa.

Chi si allena a corpo libero qui ha un vantaggio: non sei legato agli orari di apertura di una palestra. La tua sessione la fai dove e quando l'aria è migliore, e questo d'estate vale più di qualsiasi attrezzo.

Abbassa il carico nei giorni peggiori, senza smettere

Ci sono giorni, in piena canicola, in cui anche all'alba fa già caldo e ti senti scarico prima di iniziare. Quei giorni non si saltano. Si ridimensionano.

Nel Semaforo Energetico che uso con i Padri che seguo, una giornata di caldo estremo è una giornata rossa, come lo sarebbe una notte insonne o una settimana di stress: il livello del giorno è basso, quindi il carico si abbassa di conseguenza. Non fai la sessione piena da quarantacinque minuti. Fai venti minuti di lavoro leggero, o dieci di sola mobilità, e va benissimo così.

Questo ha una base concreta, non è indulgenza. Per mantenere la forza che hai già costruito ti serve circa il trenta per cento del volume che è servito per costruirla. Venti minuti tirati via bene, nei giorni difficili, tengono in piedi tutto quello che hai messo su nei mesi buoni. Il danno vero non è allenarti poco quando fa caldo. È smettere del tutto e ricominciare da zero a settembre.

Io sono un pigro selettivo dichiarato, e i giorni di caldo forte abbasso il ritmo senza pensarci due volte. Modulare non è mollare: è la differenza tra chi a fine estate riparte da dov'era e chi riparte da capo.

Idratazione, sali e ambiente: i dettagli che cambiano la sessione

Tre accortezze pratiche fanno la differenza tra una sessione estiva gestita e una che ti stende.

  • Bevi prima, durante e dopo. Non aspettare la sete: quando arriva, sei già in ritardo. Un bicchiere abbondante nella mezz'ora prima, qualche sorso durante, e reintegro dopo. Nelle sessioni brevi l'acqua basta.
  • Reintegra i sali quando sudi molto. Se la maglietta è da strizzare e la sessione è lunga, l'acqua da sola non copre i minerali persi. Un pizzico di sale in più nei pasti della giornata calda, o dell'acqua con sali minerali, tiene lontani i crampi.
  • Cura l'ambiente. Ombra, una corrente d'aria, un ventilatore, abiti leggeri e chiari. Allenarti su un terrazzo che scotta a piedi nudi è tutta un'altra fatica rispetto a farlo all'ombra con un filo d'aria.

Il riscaldamento d'estate resta necessario, ma è più corto: il corpo è già caldo di suo, bastano pochi minuti di movimento per preparare le articolazioni.

I campanelli da non ignorare

Il caldo cambia le regole della sicurezza, e alcuni segnali vanno presi sul serio subito.

Se durante la sessione senti la testa leggera, un giramento, nausea, brividi con la pelle d'oca nonostante il caldo, o se smetti di sudare pur essendo accaldato, fermati. Mettiti all'ombra, bevi, rinfrescati. Sono i segnali che la termoregolazione sta andando in crisi, e non è il momento di stringere i denti. I crampi che partono a grappolo sono un altro messaggio chiaro: liquidi e sali sotto la soglia.

Questi campanelli non sono uno stop all'allenamento in generale. Ti dicono dove sta il limite di oggi, con questo caldo. Impari a leggerli e ti alleni tranquillo per tutta l'estate, invece di rischiare la sessione di troppo. Chi ha problemi di cuore o pressione, col caldo estremo, ne parli prima col proprio medico: qui non facciamo diagnosi.

Il danno vero non è allenarti poco quando fa caldo. È smettere del tutto e ricominciare da zero a settembre.

Adattare non è mollare

L'estate non ti chiede di scegliere tra spaccarti sotto il sole e mandare tutto in pausa per due mesi. Ti chiede di cambiare marcia: ore fresche, carico modulato nei giorni peggiori, liquidi e ombra, un orecchio ai segnali del corpo. Fai così e ad agosto ti alleni lo stesso, arrivi a settembre senza aver perso terreno, e ti sei tolto il peso di dover ricominciare da capo. Lo stesso principio vale quando parti: allenarsi in vacanza è la stessa logica applicata alla valigia.

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Se ogni estate il caldo ti fa mollare e ogni autunno riparti più legnoso di prima, il problema non è la tua costanza: è che nessuno ti ha mai dato un sistema che si adatta alla stagione invece di combatterla. Venti minuti, gratuita: guardiamo come costruire una forza che regge tutto l'anno, caldo compreso.

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Samuele Gerli, fondatore di Padri D'Acciaio. Sono più di 15 anni che insegno alle persone a usare il corpo nello spazio: prima con il ballo, poi con il Calisthenics.

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