Come scegliere un coach online: le cinque domande da fare prima di pagare

Un programma online comprato e mollato dopo tre settimane dice più sul programma che su di te. Le cinque domande da fare a un coach a distanza prima di pagare, scritte da uno che questa cosa la vende e lo dichiara nel primo paragrafo.

Fammi le cinque domande: venti minuti gratis

Molti degli uomini che arrivano da me un programma online l'hanno già comprato una volta. Lo hanno seguito con entusiasmo per tre settimane, poi la vita ha ripreso il suo spazio, il PDF è rimasto in una cartella, e la colpa se la sono data loro: "non sono costante". Se ti riconosci, questa è la cosa da cui partire: un programma che dura tre settimane, quasi sempre, dice più sul programma che su di te.

Uomo in accosciata completa nel salotto di casa, con il telefono appoggiato sul tavolino che lo riprende
Il video che mandi. Un telefono appoggiato sul tavolino e una serie filmata: è da qui che un coach a distanza vede come ti muovi tu, e non il cliente tipo.

Una precisazione prima di tutto il resto, così leggi con la giusta diffidenza: io vendo esattamente questa cosa. Coaching di forza a corpo libero, a distanza, con il feedback sui video che mi mandi. Quindi ho un interesse, e lo dichiaro. Ma le cinque domande qui sotto le farei a chiunque, me compreso, e sono scritte in modo che reggano anche se alla fine scegli un altro coach.

La risposta secca, per chi cerca "come scegliere un coach online": un coach a distanza vale i soldi che chiede se guarda come ti muovi tu, cambia il programma mentre cambi tu, ti chiede com'è fatta la tua giornata prima di scrivere una riga, è capace di dirti di no, e promette tempi che un corpo può mantenere.

Tutto il resto è contenuto, e il contenuto oggi è gratis.

In questo articolo
  • La domanda che separa il contenuto dal coaching: guarda come esegui tu, o ti manda un PDF?
  • Perché un programma identico a marzo e a novembre ha smesso di allenarti
  • La domanda che nessuno fa: ti ha mai detto di no?

Domanda 1: guarda come esegui tu, o ti manda un PDF?

È la domanda che separa il contenuto dal coaching. I movimenti li trovi ovunque: su YouTube c'è ogni esercizio spiegato meglio di quanto lo spiegherei io in un video da telefono. Quello che su YouTube non trovi è qualcuno che guarda come li esegui tu e ti dice: hai le spalle che salgono verso le orecchie, ecco perché le trazioni non arrivano e ti fa male il collo.

Il meccanismo è questo: un gesto sbagliato ripetuto si consolida. Ogni ripetizione scrive uno schema motorio nel sistema nervoso, e lo schema non sa se è giusto o sbagliato, sa solo che lo stai ripetendo. Senza qualcuno che lo vede, diventi molto bravo a fare un piegamento storto.

Cosa chiedere in concreto: "ti mando un video di una serie, cosa succede dopo?". Se la risposta è un commento sul tuo corpo, con cosa correggere e cosa lasciare stare, è coaching. Se la risposta è "guarda il tutorial", hai comprato un contenuto con un nome diverso. Io lo faccio via WhatsApp, con un video di risposta, perché una correzione sul corpo si capisce guardandola.

Domanda 2: il programma cambia con te, o è lo stesso a marzo e a novembre?

Un corpo che si allena cambia, e un programma che vuole continuare ad allenarlo deve salire insieme a lui. Si chiama sovraccarico progressivo: lo stimolo cresce a piccoli passi, altrimenti il corpo si adatta e da lì in poi mantiene invece di costruire. Ho scritto un articolo intero sulla scheda che non cambia da otto mesi, e il verbatim che mi è rimasto in testa è quello di un commercialista che seguo: "sono sette, otto mesi che faccio sempre lo stesso programma, non so nemmeno se è sbagliato o giusto, perché non è il mio lavoro".

Infatti non è il suo lavoro. È il lavoro del coach. Il programma va seguito e aggiornato come si cresce un bambino: ogni giorno, ogni settimana, ogni mese. Un foglio identico a marzo e a novembre si chiama schedona, e la schedona la trovi gratis.

Cosa chiedere: "ogni quanto il programma viene riscritto, e sulla base di cosa?". La risposta buona contiene una frequenza (ogni mese, ogni sei settimane, non importa quale) e una fonte: i tuoi video, i tuoi numeri, come hai recuperato. Se la frequenza non c'è, non c'è nemmeno la progressione.

Domanda 3: ti chiede com'è fatta la tua giornata, prima di scrivere una riga?

Un programma scritto senza sapere quando dormi, quante ore stai seduto e quanti minuti reali hai davvero, presuppone una giornata che non esiste: tre volte a settimana, un'ora e mezza, energia piena. Chi ha quaranta minuti in pausa pranzo e un sonno a pezzi per un figlio piccolo lo abbandona alla terza settimana, e si convince di aver mollato lui.

Il coach buono, prima del programma, fa domande. Lavoro, orari, sonno, dove ti alleni, cosa hai già fatto, cosa ti fa male. E poi costruisce un sistema che ha più di una marcia, perché la settimana vera ha giorni in cui stai bene e giorni in cui reggi a malapena la scrivania. Io uso un semaforo: tre livelli di seduta, in base a come stai quel giorno, così non esiste il giorno in cui "non ce l'hai fatta", esiste il livello che hai fatto.

Cosa chiedere: "cosa vuoi sapere di me prima di darmi il programma?". Se la risposta è breve, il programma sarà generico, per quanto sia bello il PDF.

Domanda 4: ti ha mai detto di no?

Questa è la domanda che nessuno fa, e che vale più delle altre. Un coach che dice sì a chiunque paghi sta vendendo un abbonamento. Mi è capitato di dirlo a un uomo che dormiva poco e male da anni e voleva allenarsi di più: per quello che ti serve adesso io non sono la persona giusta. Ne ho scritto qui. Un allenamento venduto a chi ha un problema che l'allenamento non tocca è un allenamento che fallisce, e poi la colpa se la prende il cliente.

"Facebook è pieno di imbonitori." Me l'ha detto uno degli uomini che seguo, la prima volta che ci siamo parlati. Aveva ragione.

L'unico modo che conosco per non stare in quel mucchio è filtrare: chi non è nel posto giusto lo deve sentire da me, prima di pagare.

Cosa chiedere, dritto: "c'è un caso in cui mi diresti che non fa per me?". Se la risposta è "no, funziona per tutti", hai la tua risposta. Un metodo che funziona per tutti non esiste, e chi lo vende lo sa.

Domanda 5: che tempi promette?

Chi dice "otto giorni" vende di più. Lo so bene, e te lo dico con le parole che uso al telefono con chi mi chiama: quella roba vende molto più di me, però non mi interessa. Un corpo adulto costruisce forza e tessuti a un ritmo che ha le sue regole: i muscoli rispondono in settimane, i tendini in mesi, e la prima trazione di chi parte da zero sopra la vita arriva quando arriva, non quando lo dice la landing page.

Chi ti promette mesi ti sta dicendo la verità, e la verità all'inizio vende peggio. Per questo la domanda sui tempi è anche un test di onestà: la risposta giusta contiene un "dipende" seguito da una spiegazione, non un numero tondo seguito da un bottone.

Cosa chiedere: "quando vedo qualcosa, e cosa vedo prima?". La risposta buona parla di capacità: trenta secondi appeso, la prima rematura pulita, i palmi che arrivano più vicini a terra, la schiena che a fine giornata si lamenta meno. Se la risposta parla di come ti vedrai allo specchio in un mese, cambia pagina.

Domande frequenti su come scegliere un coach online

A distanza mi corregge davvero?

Sì, se il feedback è sul video tuo e non su un cliente tipo. La correzione a distanza ha un vantaggio che in palestra non c'è: il coach rivede il video con calma, più volte, e può fermare il fotogramma in cui il gomito si apre. Cambia il mezzo; la persona che ti guarda c'è lo stesso. Sul confronto tra una scheda e un trainer in palestra ho scritto qui: il criterio è lo stesso, cambia solo dove succede.

Quanto costa un buon coach online?

Ti dico cosa deve contenere il prezzo, perché la cifra da sola dice poco. Dentro ci deve stare il tempo di una persona che guarda i tuoi video e ti risponde sul tuo corpo, un programma che viene riscritto mentre cambi, e la disponibilità a rispondere quando qualcosa non torna. Se il prezzo è quello di un abbonamento in palestra, stai comprando l'accesso a qualcosa, non il tempo di qualcuno. E il tempo di qualcuno, se è buono, ha un costo che non può essere simbolico.

E se sono già avanzato?

Allora non paghi per imparare gli esercizi, e un coach che ti tratta da principiante è fuori bersaglio. Paghi perché qualcuno guardi la tua verticale o la tua trazione e ti dica perché sei fermo lì da mesi, dove perdi tensione, quale spalla compensa. A quel livello il rischio non è non sapere cosa fare, è fare troppo nel modo sbagliato e fermarti per un infortunio. Le domande restano le stesse cinque: cambia il livello della risposta che devi pretendere.

Gli articoli vicini

Sul confronto tra scheda in palestra e personal trainer trovi gli stessi criteri applicati alla presenza. Sulla scheda che non cambia da otto mesi c'è il meccanismo dietro la domanda 2. E su quando allenarsi di più è la risposta sbagliata il caso in cui il no del coach vale più del programma.

Le stesse domande le faccio anch'io

Anche io ho una persona che pago e da cui vado a fare i check, e prima di pagarla le ho fatto più o meno queste domande. Un coach che non ha un coach dovrebbe essere la sesta cosa da chiedere, ma non voglio esagerare.

Fammi le cinque domande di persona

Se vuoi farmi le cinque domande di persona, ti offro venti minuti al telefono, gratis. Si chiama Sessione Strategica di Allineamento: una chiamata in cui mi racconti da dove parti e cosa vuoi tornare a fare, e io ti dico cosa serve a te, che tu lo faccia con me o con qualcun altro. Se non sono la persona giusta, è la prima cosa che ti dico.

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Quel programma di tre settimane aveva un difetto, e non eri tu: dietro non c'era nessuno. Stavolta, prima di pagare, chiedi chi c'è.


Samuele Gerli, fondatore di Padri D'Acciaio. Sono più di 15 anni che insegno alle persone a usare il corpo nello spazio: prima con il ballo, poi con il Calisthenics.

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