Come trovare il tempo per allenarsi: la seduta in calendario

Da ragazzo l'allenamento aveva un orario e un posto, e tu ci andavi. Adesso ha un "quando riesco". Perché il tempo si fissa e non si trova, come si sceglie il buco giusto nella settimana vera, e cosa si fa quando salta.

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Da ragazzo l'allenamento aveva un orario e un posto, e tu ci andavi. Martedì e giovedì alle sette, in quella palestra, in quel campo, in quella piscina. Non ti chiedevi se ti andava. Adesso ha un "quando riesco", e infatti.

Uomo che esegue un'accosciata a corpo libero accanto alla scrivania di casa, con il computer chiuso, a mezzogiorno
Le tredici. Computer chiuso, la seduta è in agenda come una riunione, e a quell'ora nessuno ti cerca.

La risposta secca, per chi è arrivato qui cercando come trovare il tempo per allenarsi: il tempo si fissa. Si sceglie un buco nella settimana vera, gli si dà un orario e un posto, e da quel momento la seduta compete con le riunioni e non con il tempo libero, che a settembre non esiste. Se salta, si sposta nello stesso giorno o in quello dopo. Non si cancella. Sotto trovi il perché funziona così, come si sceglie il buco giusto, e cosa si fa la settimana in cui non regge niente.

Settembre è la settimana in cui questa cosa si decide. Scuola, lavoro, tutto riparte insieme, e l'allenamento "quando riesco" è il primo pezzo che cade dalla giornata, perché è l'unico che non ha nessuno ad aspettarlo.

In questo articolo
  • Perché "quando riesco" vuol dire mai: la fatica decisionale, il segnale fisso, la seduta come riunione
  • Come si sceglie il buco giusto: le tre finestre che i Padri che seguo usano davvero
  • Cosa si fa quando salta: si sposta, si accorcia, e la settimana in cui salta tutto

Perché "quando riesco" vuol dire mai

Dipende da come funziona la testa quando la giornata è piena, e la voglia c'entra poco.

Ogni volta che l'allenamento non ha un orario, devi decidere di farlo. Lo decidi al mattino, poi di nuovo a pranzo, poi alle sei quando esci, poi alle nove quando i bambini dormono. Ogni decisione costa un pezzo della stessa riserva che usi per il lavoro, per i figli, per le discussioni che non vuoi avere. Si chiama fatica decisionale: più scelte fai in un giorno, peggio le fai verso sera. E l'allenamento, arrivato alle nove, perde contro il divano sempre, perché il divano non chiede di decidere niente.

L'orario fisso toglie la decisione dal tavolo. Alle tredici ci si allena, punto, e alle tredici il cervello non si chiede se, si chiede solo cosa. Da ragazzo funzionava per questo: avevi un orario che decideva al posto tuo, e la motivazione non serviva.

C'è un secondo meccanismo, ed è quello che rende la cosa stabile nel tempo. Un'abitudine si forma su un segnale fisso. Stesso orario, stesso posto, stesso gesto che viene prima: il sistema nervoso lega la seduta a quel segnale, e dopo qualche settimana il segnale la tira fuori da solo, senza bisogno di volontà. "Quando riesco" non ha nessun segnale a cui agganciarsi, quindi non diventa mai abitudine, resta una decisione da prendere ogni giorno per sempre.

La terza cosa è come classifichi la seduta. Se sta nel tempo libero, ogni imprevisto la mangia, perché il tempo libero di un padre o di uno che manda avanti un'attività è la prima cosa che si sacrifica. Se sta in calendario come una riunione, vale come una riunione. Uno dei Padri che seguo, i Padri sono gli uomini della comunità che alleno, l'ha detta così: l'allenamento è un appuntamento in calendario, e quando un cliente ti chiede quello slot, gli dici "no, è occupato".

Alle tredici il cervello non si chiede se. Si chiede solo cosa.

Come si sceglie il buco giusto nella settimana vera

Il buco giusto ha tre requisiti: esiste già, si ripete uguale ogni settimana, e prima ci sono meno cose possibili che possano saltare.

Il buco giusto sta nella tua settimana com'è adesso, con i figli, il lavoro e il sonno che hai. Le finestre che i Padri che seguo usano davvero sono tre:

  • La pausa pranzo. Un commercialista che seguo, con una bambina piccola a casa, ha due sedute fisse dalle tredici, nei giorni in cui l'ufficio glielo permette. Sono in agenda come i clienti. Ne ho scritto qui: a quell'ora nessuno ti cerca, e la sera resta libera per la famiglia.
  • Prima che si svegli casa. Un imprenditore che seguo, ex agonista di kickboxing, me l'ha detto con una frase che ho tenuto: "se mi sveglio e la faccio, la faccio". Il mattino presto è l'unica finestra in cui non è ancora successo niente che possa spostarla. Dopo, la giornata decide lei.
  • Il sabato mattina fisso. Per chi in settimana non ha buchi che reggano, un'ora fissa il sabato mattina, sempre la stessa, vale più di tre sedute ipotetiche nei giorni feriali. È una, ma c'è.

Tra mattina e pausa pranzo, per chi ha una giornata piena, decide l'agenda prima della fisiologia: ho spiegato quando conviene allenarsi e la conclusione è che l'orario migliore è quello che regge. Il buco che salta una volta su due è sbagliato anche se sulla carta è perfetto.

Scelto il buco, lo scrivi in calendario come scrivi le riunioni, con l'orario di inizio e quello di fine. Con il posto, se aiuta: la stanza, il parco, la sbarra. Chi vive con te lo sa. A quel punto la seduta ha un orario, un posto e qualcuno che se lo aspetta, cioè tutto quello che aveva da ragazzo.

Cosa si fa quando salta

Salta. Un cliente all'ultimo, un figlio con la febbre, una notte da quattro ore. La domanda è cosa succede dopo.

La regola è una: l'appuntamento non si cancella, cambia forma. Se la seduta delle tredici salta, si sposta alle diciotto dello stesso giorno, o alle tredici di domani. Sposta, non cancella. La differenza sembra piccola e invece decide tutto: una seduta cancellata insegna alla testa che l'allenamento è la cosa che cede per prima, una seduta spostata insegna che si fa comunque, solo più tardi.

E se il giorno storto è davvero storto, la seduta si accorcia invece di saltare. Nei miei programmi ogni seduta ha tre versioni, ed è un sistema che ti dice ogni giorno quanto spingere in base a come stai: la versione piena, una con meno volume e la stessa tecnica, e una di sola mobilità e respiro per i giorni in cui hai dormito tre ore. La seduta accorciata tiene vivo l'orario. Quella cancellata lo svuota.

La settimana in cui salta tutto, e capita, è un altro discorso e l'ho scritto qui. Il lavoro a corpo libero si perde molto più lentamente di quanto sembri. Il lunedì dopo si torna al proprio orario, senza recuperare niente, senza sensi di colpa: l'orario è ancora lì, ed è quello che conta.

Anch'io funziono a orari

Sono un pigro selettivo dichiarato. Se una cosa dipende dalla voglia del momento, la mia voglia del momento la perde quasi sempre. Per questo le cose che mi reggono da anni hanno tutte un posto fisso.

La prima è il mattino: caffè e un libro, prima di tutto il resto, con il telefono da un'altra parte. Non decido se farlo, lo faccio, e i giorni in cui salta la giornata parte in modo reattivo e me ne accorgo fino a sera. L'allenamento funziona allo stesso modo: ha il suo slot, e quello slot è occupato. Quando salta lo sposto, e nei giorni in cui non ho niente dentro faccio la versione corta. Il posto fisso regge dove la voglia non regge, e lo so perché la mia voglia l'ho misurata.

Domande frequenti su come trovare il tempo per allenarsi

E se l'orario fisso salta una settimana su due?

Allora l'orario è sbagliato, e va cambiato, non abbandonato. Un buco che salta una volta su due ha davanti troppe cose che possono muoverlo: di solito è un orario serale, o uno che dipende da altri. Si sposta più presto nella giornata, o si sposta in un giorno in cui la settimana è più prevedibile. La regola resta: un orario che regge otto volte su dieci batte tre orari perfetti che reggono una volta su tre.

Meglio la mattina presto o la pausa pranzo?

Quella che nella tua settimana regge. La mattina presto ha il vantaggio che nessun imprevisto è ancora successo; la pausa pranzo ha il vantaggio che sei già sveglio da ore e il corpo risponde meglio. Se hai figli piccoli e la notte è a pezzi, il mattino può essere l'ora peggiore. Se l'ufficio non ti lascia mai la pausa, la pausa non è un buco. Si prova una per due settimane e si guarda quante volte è stata fatta: quel numero decide.

Quante sedute vanno messe in calendario?

Quelle che reggono, e una in meno di quelle che credi. Chi ha fatto sport sul serio tende a metterne cinque e a farne due, e le tre saltate pesano più delle due fatte. Due sedute fisse che si fanno sempre costruiscono più di quattro che si fanno a metà. Da lì, quando le due reggono da un mese, se ne aggiunge una.

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Da dove si parte

Se vuoi una settimana scritta sulla tua giornata, con le sedute negli orari che reggono davvero, il punto di partenza è una chiamata di venti minuti, gratuita: la chiamo Sessione Strategica di Allineamento, mi racconti com'è fatta la tua settimana e ti dico cosa serve a te. Il primo passo è rispondere a qualche domanda su di te, poi scegli tu quando sentirci.

Venti minuti al telefono sulla tua settimana vera

Si chiama Sessione Strategica di Allineamento: mi racconti com'è fatta la tua giornata e ti dico dove sta la seduta. Rispondi a qualche domanda su di te, poi scegli tu quando sentirci.

Rispondi alle domande e scegli quando sentirci

Da ragazzo ci andavi perché c'era un orario. L'orario si può rimettere.


Samuele Gerli, fondatore di Padri D'Acciaio. Sono più di 15 anni che insegno alle persone a usare il corpo nello spazio: prima con il ballo, poi con il Calisthenics.

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