Il primo video che mi mandi: cosa guardo e cosa ti rispondo

Il primo video è quasi sempre girato bene, ed è il meno utile di tutto il percorso. Cosa serve nell'inquadratura, cosa guardo nell'ordine in cui lo guardo, e com'è fatta la risposta che torna indietro.

Venti minuti al telefono, gratis

Il primo video che mi arriva è quasi sempre girato bene. Luce buona, maglia pulita, telefono in verticale appoggiato a una pila di libri, inquadratura sistemata prima di partire. Ed è il meno utile che riceverò da quella persona in tutto il percorso.

Uomo in fondo a un'accosciata a corpo libero nel salotto di casa, piedi piatti sul tappeto e braccia avanti, ripreso da un dispositivo appoggiato a una pila di libri sul tavolino
Appoggiato, non tenuto in mano. L'altezza giusta è quella del bacino, e nell'inquadratura ci deve stare il corpo intero, dalla testa ai piedi.

Chi valuta di farsi seguire a distanza ha due domande in testa, ed è giusto che ce le abbia: come si gira questo video, e cosa torna indietro davvero. Il video si gira col telefono appoggiato a terra o su una sedia, corpo intero dentro l'inquadratura, una serie sola, la luce che c'è in casa. Quello che torna indietro è un messaggio su WhatsApp con una cosa da tenere, una da cambiare e il motivo per cui te la chiedo, ogni tanto con un video breve girato da me.

In questo articolo
  • Come si gira il video: appoggio, inquadratura e angolo per ogni esercizio
  • Cosa guardo, nell'ordine in cui lo guardo, e perché l'ordine conta
  • Com'è fatta la risposta, e cosa non arriva mai

Come si gira il video, e perché la produzione non conta

Il telefono va appoggiato, mai tenuto in mano da qualcuno. Una sedia, il bordo del divano, una pila di libri sul pavimento, il davanzale: l'altezza giusta è più o meno quella del tuo bacino, e da lì si vede tutto.

Nell'inquadratura ci deve stare il corpo intero, dalla testa ai piedi. È l'errore che vedo più spesso: il telefono piazzato vicino, che riprende il busto e taglia via il resto. Nei piegamenti i piedi mi dicono la metà delle cose che mi servono, e se sono fuori campo quella metà non ce l'ho.

L'angolo cambia con l'esercizio, e sono tre casi:

  • Di lato per piegamenti, plank e ponte. La linea del corpo si legge solo di profilo: da davanti un bacino che scende prima delle spalle sembra identico a uno che sta su.
  • Da dietro, o in diagonale dietro, per accosciate e affondi. Lì guardo le ginocchia e il bacino, e di fronte non si vedono.
  • Di lato, un po' arretrato, per le trazioni e le sospensioni alla sbarra.

La luce è quella che hai. Il garage con il neon, la cucina alle sei di mattina, il tappeto del salotto con la lampada accesa: va bene tutto, basta che si veda il contorno del corpo. Non stai girando un provino: mi stai mandando un dato.

Lascia acceso l'audio. Il respiro che si blocca a metà salita mi dice dove il gesto sta diventando troppo, e a volte lo sento prima di vederlo.

Cosa guardo, nell'ordine in cui lo guardo

Apro il video e non guardo subito l'esercizio. Guardo la linea del corpo, dalla testa ai talloni, come se fosse una foto sola: dove si spezza, si spezza sempre nello stesso punto, e quel punto è la prima informazione. Nei piegamenti è il bacino che scende prima delle spalle, o la testa che va avanti a cercare il pavimento.

Poi guardo il ritmo. Quanti secondi impieghi a scendere, se in fondo c'è una pausa o un rimbalzo, se la salita è una spinta o uno strappo. Un rimbalzo in fondo mi dice che il carico è appena sopra quello che controlli, e si sistema con la posizione delle mani o dei piedi, non con la forza di volontà.

Terzo: dove il gesto cede, e a che ripetizione. La terza ripetizione pulita e la settima storta sono due informazioni diverse. Se il gesto regge fino alla quarta e poi cambia forma, la serie per adesso finisce alla quarta, e il resto lo recuperiamo il mese dopo. Se cede dalla prima, l'esercizio è troppo difficile così com'è e va reso più facile cambiando l'appoggio.

Quarto: cosa fa la parte che non dovrebbe lavorare. Le spalle che salgono verso le orecchie, il collo che si allunga in avanti, la parte bassa della schiena che si inarca e prende il lavoro dell'addome. Quello è il punto in cui il corpo cerca la strada più corta per finire il movimento.

C'è un motivo per cui questa roba si guarda subito e non fra tre mesi. Ogni ripetizione fatta nello stesso modo si scrive nel sistema nervoso e diventa il percorso che il corpo prende in automatico la volta dopo: si chiama schema motorio. La ripetizione insegna, e insegna anche la versione storta.

Dieci giorni di piegamenti con le spalle alle orecchie sono dieci giorni che poi c'è da disfare, ed è il lavoro più lento che esista. Gli errori che vedo tornare più spesso li ho raccolti nell'articolo sugli errori nei piegamenti.

Com'è fatta la risposta

Una cosa da tenere, una da cambiare, e il perché. Mai cinque correzioni insieme. Nessuno tiene a mente cinque cose mentre spinge da terra: se ti mando cinque punti, alla serie dopo ne applichi zero e ti resta addosso la sensazione di aver fatto tutto sbagliato.

Il perché non è un di più. "Mani più strette" senza il motivo dura una seduta, poi la mano torna dove stava. "Mani più strette, così il gomito non va a cercare fuori e la spalla smette di darti fastidio in cima" dura, perché adesso sai cosa stai controllando.

Quando la parola non basta giro un video di risposta, trenta secondi, dove faccio il gesto io da due angoli: prima come lo hai fatto tu, poi come lo voglio. È la cosa che si avvicina di più all'essere lì con te in quel momento.

Poi ci sono le cose che non arrivano. Nessun voto, nessuna percentuale, nessun "bravo, continua così" generato da un'app. E niente correzione a tappeto di tutto quello che non va: se in un video ci sono quattro cose da sistemare, te ne mando una, perché è quella che fa cadere le altre tre.

I video dei Padri che seguo li guardo io, uno per uno, e questo mette un tetto a quante persone posso prendere nello stesso mese. Non ti scrivo in pagina un numero di ore di risposta: te lo dico quando ci sentiamo, così è una cosa che ti ho promesso in faccia e non una riga di marketing. Quello che ti garantisco qui è che dall'altra parte non c'è un sistema automatico: c'è un programma che cambia insieme a te, come si cresce un bambino, e per cambiarlo ho bisogno di vederti.

La seconda settimana il video è più brutto, e vale di più

Il secondo o terzo video di solito arriva così: maglia a caso, telefono un po' storto, la luce del garage, il cane che passa. Dentro però c'è la serie vera, con la settima ripetizione che si sporca e la faccia che si stringe.

Quello mi serve. Il primo video è un gesto preparato, fatto sapendo di essere guardato, e un gesto preparato mi fa vedere il tuo meglio invece del tuo normale. Io lavoro sul normale, perché il normale è quello che succede il martedì alle sette, quando non guarda nessuno.

Anch'io ho una persona che pago e da cui vado a fare i check, e funziona identico: quello che gli serve è il mio gesto peggiore, non quello che mi riesce bene. Per questo mandare un video fatto male è un passaggio del lavoro.

Domande frequenti

Devo filmare tutta la seduta?

No, e sarebbe pure controproducente. Una serie per esercizio, e solo per gli esercizi nuovi o per quelli che ti danno fastidio. Tre video da trenta secondi mi dicono più di quaranta minuti di seduta integrale, in cui per la maggior parte del tempo non succede niente che io debba vedere.

E se mi vergogno?

Capita spesso nel primo mese, e la vergogna è quasi sempre di fare male un gesto davanti a uno che lo fa bene. Il video lo guardo io e resta lì: non finisce sui social e non lo vede nessun altro. E io lo guardo sapendo che è la tua prima settimana: se un principiante mi mandasse una trazione perfetta mi preoccuperei, non il contrario. Di come funziona il primo mese ho scritto a parte.

Quanto ci metti a rispondere?

Non è in tempo reale e non è un ticket. Il video lo guardo con calma, a volte lo riguardo al rallentatore, poi rispondo. I tempi te li dico in chiaro quando ci sentiamo la prima volta, insieme a tutto il resto: preferisco che tu li senta da me e non che li legga in una pagina scritta per convincerti.

Il video è il pezzo che tiene in piedi la distanza

Un allenamento a distanza senza video è un PDF con sopra il tuo nome. Con il video diventa una cosa che si corregge mentre succede, e la differenza tra le due la vedi già nella seconda settimana.

Se stai valutando qualcuno che ti segua, le domande da fargli prima di pagare le ho messe tutte in come scegliere un coach online, e la prima chiamata funziona così.

Se vuoi che a guardare i tuoi video sia io

Rispondi a qualche domanda su di te, tre minuti, poi scegli tu quando sentirci. Sono venti minuti al telefono, gratis, in quella che chiamo Sessione Strategica di Allineamento: ti dico come lavorerei sul tuo caso, e capiamo se il modo in cui seguo le persone ha senso per la tua giornata.

Rispondi alle domande e fissa la chiamata

Samuele Gerli, fondatore di Padri D'Acciaio. Sono più di 15 anni che insegno alle persone a usare il corpo nello spazio: prima con il ballo, poi con il Calisthenics.

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