L'ora a bordo campo: allenarsi mentre tuo figlio è ad allenamento

Due volte a settimana, un'ora fuori dal centro sportivo che nessuno sposta. Cosa si fa in quell'ora, luogo per luogo: parcheggio, parco accanto, sala d'attesa.

Venti minuti al telefono, gratis

Martedì e giovedì alle 17:30 lo accompagni. Alle 18:30 lo riprendi. Nel mezzo: un'ora, una panchina, un telefono. Se questa scena la conosci, da ragazzo su quel campo c'eri tu.

La risposta corta, per chi cerca solo quella. Allenarsi mentre i figli sono ad allenamento funziona meglio di quasi ogni altro orario che puoi inventarti, perché quell'ora esiste già e nessuno te la sposta. Quaranta minuti di forza controllata, a corpo libero, nel parcheggio o nel parco accanto al centro sportivo, due volte a settimana. Servono le scarpe che hai già ai piedi e un punto a cui appendersi, individuato la prima volta. Sotto c'è il come, luogo per luogo.

In questo articolo
  • Perché l'ora a bordo campo è la più difendibile della settimana, e cosa costa un'abitudine agganciata a un orario che c'è già
  • Cosa si fa in quell'ora, luogo per luogo: parcheggio, parco accanto, sala d'attesa, con la lista dei gesti che non fanno scena
  • Cosa serve e cosa non serve, e le domande che mi fanno: la pioggia, la vergogna, se basta

L'ora che esiste già

Settembre è il mese delle iscrizioni. Calcio, nuoto, judo, basket, e per ognuno un orario che qualcun altro ha deciso: il martedì e il giovedì, oppure il lunedì e il mercoledì, dalle 17:30 alle 18:30. Da quella settimana in poi il padre è lì fuori, in macchina o su una panchina, due o tre volte a settimana, fino a maggio.

Chi ha una casa piena sa che ogni ora della giornata ha un proprietario, e di come si sceglie l'ora della seduta ho scritto nell'articolo sulla seduta in calendario. Qui il caso è diverso: l'ora nessuno l'ha scelta, è arrivata con il modulo di iscrizione. Ed è la più difendibile della settimana, perché è di tuo figlio. Una riunione che sborda te la fa saltare, la stanchezza delle nove di sera te la fa saltare, la pausa pranzo se la mangia il lavoro. L'allenamento di tuo figlio, no. Lo porti comunque, lo aspetti comunque.

Due volte a settimana per una stagione sportiva, da settembre a maggio, fanno intorno alle settanta ore. Adesso vanno quasi tutte al telefono. Di come i figli diventano il carico della seduta ho scritto in forza per stare dietro ai figli: in questo articolo i figli non sono il carico, sono l'orario.

Perché un'abitudine agganciata a un orario che c'è già costa una frazione

Un'abitudine nuova, costruita da zero, ha bisogno di tre cose: un momento in cui partire, la decisione di partire, e un posto. Ognuna delle tre è un punto in cui il divano vince. Chi ha provato a "trovare il tempo" lo sa: la seduta delle diciannove regge finché non arriva la prima settimana storta, poi salta una volta, poi due, poi è ottobre.

Un'abitudine agganciata a un segnale che esiste già salta due passaggi su tre. In psicologia del comportamento si chiama concatenamento di abitudini: il gesto nuovo si attacca a uno che fai comunque, e prende in prestito la sua regolarità. Il momento è dato (le 17:30), il posto è dato (il piazzale davanti al centro), e la decisione l'hai già presa quando hai firmato l'iscrizione. Il costo decisionale è zero. Resta solo il gesto.

Io sono dichiaratamente un pigro selettivo, e il pigro selettivo non costruisce ore nuove: usa quelle che ci sono. Un'ora fissa, due volte a settimana, con un orologio che suona da solo quando finisce.

Sulla dose. Quaranta minuti di forza controllata, due volte a settimana, sono la quantità che costruisce: gesti lenti, con il fiato che cambia e la serie che si ferma quando il movimento perde la linea. Di quante sedute servono per costruire e quante per mantenere ho scritto in quante volte allenarsi a settimana. E se hai fatto sport sul serio da ragazzo, il corpo si ricorda i gesti prima di quanto pensi: il meccanismo è nell'articolo sulla memoria muscolare.

Allenarsi mentre i figli sono ad allenamento: cosa si fa, luogo per luogo

Un centro sportivo ha sempre almeno tre posti dove un uomo può allenarsi senza che nessuno si giri. Li prendo uno alla volta.

Il parcheggio. Asfalto, un muretto, la macchina. Ci stanno i gesti che non fanno scena: piegamenti con le mani sul muretto o sul cofano, accosciate lente vicino alla portiera, affondi indietro lungo la fila delle macchine, plank con le mani sul muretto. Una ringhiera all'altezza del fianco funziona per la trazione orizzontale: ci si appende sotto con i talloni a terra e si tira il petto verso la sbarra, se la ringhiera è fissata e non oscilla.

Il parco accanto. Quasi ogni centro sportivo ha un pezzo di verde a cento metri, con un ramo basso o la struttura dei giochi. È la palestra invisibile: nessuno la vede come palestra, e ha tutto quello che serve. Sospensioni al ramo, trazioni orizzontali sotto la sbarra dei giochi, accosciate complete sull'erba, la salita del parco fatta a passo svelto per riscaldare.

La sala d'attesa. Piove, o l'attesa è dentro. Ci stanno la mobilità di anche e spalle seduti e in piedi, le accosciate lente accanto alla sedia, i piegamenti con le mani sul bordo della panca. Chi si vergogna lo fa in fondo alla sala, con la giacca addosso, e dopo due settimane non se ne accorge più nessuno, lui per primo.

La lista dei gesti che non fanno scena e reggono quaranta minuti, da distribuire nei tre posti:

  • Mobilità di anche, spalle e caviglie, in piedi, i primi dieci minuti
  • Camminata in salita a passo svelto, se il parco ha una salita
  • Accosciate lente, complete se le anche lo permettono, con una mano al muretto se serve
  • Piegamenti su un muretto o su una panchina, con il petto che scende in tre secondi
  • Affondi indietro, lenti, dieci per gamba
  • Sospensione a un ramo o alla sbarra dei giochi, a tempo
  • Trazione orizzontale sotto una sbarra bassa o una ringhiera fissa, con i talloni a terra

Gli esercizi sono gli stessi di una seduta in casa, e li ho descritti uno per uno in allenarsi a casa senza attrezzi: cambia solo l'appoggio. La panchina fa il tavolo, il ramo fa la sbarra da porta.

Cosa serve e cosa non serve

Serve poco, e lo scrivo per esteso perché il "non ho la roba" è il motivo con cui l'ora torna al telefono.

Cosa serve: le scarpe che hai già ai piedi. Un ramo o una sbarra individuati la prima volta, così dalla seconda non cerchi più. Una maglia che può sporcarsi sul gomito. Il telefono nella tasca della giacca lasciata in macchina, oppure a fare da timer e nient'altro.

Cosa non serve: il tappetino, il cambio completo, la doccia dopo. Quaranta minuti di forza controllata a corpo libero, senza salti e senza corsa, ti lasciano con la maglia tiepida e le mani sporche. La cena la mangi così, come da ragazzo dopo l'allenamento, e a tavola nessuno se ne accorge.

La prima volta in cui ti alleni nel parcheggio ci si sente osservati. Dalla terza, sei quello che si allena mentre gli altri guardano il telefono, e può capitare che un altro padre chieda cosa stai facendo.

L'ora c'è già. Manca solo averla riconosciuta come tua.

Le domande che mi fanno su quest'ora

E se piove?

La sala d'attesa, oppure la macchina con il portellone aperto come tetto: accosciate, affondi e mobilità ci stanno. I piegamenti sul bordo del bagagliaio, se l'auto è alta. La sospensione salta e torna al giorno dopo. Una seduta ridotta a metà per la pioggia è comunque una seduta, e l'abitudine resta agganciata all'orario.

Mi vergogno a fare piegamenti nel parcheggio

Il modo per farla passare è partire dai gesti che da fuori sembrano aspettare: la camminata in salita, la mobilità in piedi, le accosciate lente appoggiato alla portiera. I piegamenti arrivano alla seconda settimana, quando il parcheggio è diventato il tuo posto. E chi guarda, guarda per dieci secondi.

Un'ora due volte a settimana basta?

Per costruire forza a corpo libero, sì, a una condizione: che dentro ci siano quaranta minuti di lavoro vero e non un'ora di passeggiata con il telefono. Il criterio è che ti cambi il respiro. Se vuoi una terza seduta, la pausa pranzo è la gemella di questa e ne ho scritto in allenarsi in pausa pranzo. Due a bordo campo e una in pausa pranzo fanno una settimana piena, senza aver aggiunto un'ora alla giornata.

Come si costruisce la tua, di ora

Quella che hai letto è la versione tipo, per un padre con un figlio a calcio due volte a settimana e un parcheggio davanti al campo. La tua ha vincoli che io non conosco: un ginocchio che nelle accosciate complete tira, una spalla che nei piegamenti sul muretto fa male dal secondo set, un centro sportivo senza un ramo nel raggio di un chilometro.

Se vuoi che l'ora a bordo campo te la costruisca io

Rispondi a qualche domanda su di te, poi scegli tu quando sentirci. Sono venti minuti al telefono, gratuiti, e si chiamano Sessione Strategica di Allineamento: servono a capire se ha senso lavorare insieme, e se non ha senso te lo dico subito.

Rispondi alle domande e fissa la chiamata

Martedì, intanto, guarda dove c'è un ramo.


Samuele Gerli, fondatore di Padri D'Acciaio. Sono più di 15 anni che insegno alle persone a usare il corpo nello spazio: prima con il ballo, poi con il Calisthenics.

Leggi anche