Allenamento per il surf a corpo libero: cosa l'acqua non allena (spinta, gambe, tronco, spalle) e una seduta da quaranta minuti per i giorni senza mare.
Un'ora di remata, tre onde. Poi esci, e le spalle in tutta la mattina si sono mosse in una direzione sola.
Chi fa surf conosce bene il conto, e lo conosco anch'io, perché il surf è uno degli sport che faccio oltre al corpo libero. In acqua si sta sdraiati sulla tavola molto più di quanto si stia in piedi.
La risposta secca, per chi cerca un allenamento per il surf da fare a terra: l'acqua allena la remata, il resto lo costruisci fuori. Il resto sono la spinta, le gambe che si alzano da ferme, il tronco che regge senza inarcarsi e le spalle che tornano a muoversi anche in alto. Più una regola per il giorno prima di entrare in acqua.
C'è uno studio che lo ha misurato. Oliver Farley e colleghi, nel 2012, hanno messo un GPS e un cardiofrequenzimetro a dodici surfisti neozelandesi durante le batterie di gara e li hanno filmati. Il 54% del tempo era remata, il 28% attesa ferma sulla tavola, l'8% sull'onda.
Sono surfisti di gara, quindi i numeri di una mattina qualunque saranno diversi. La proporzione però regge per chiunque: più di metà del tempo in acqua la passi a pancia in giù a tirare con le braccia, e solo un pezzetto in piedi.
Stare così per un'ora lascia il segno. Le braccia tirano sempre nello stesso verso, da avanti a indietro, con la spalla che ruota verso l'interno. La schiena bassa resta inarcata per tutta la remata, perché per vedere avanti devi tenere su petto e testa. E le gambe, per lunghi minuti, non fanno quasi niente, finché all'improvviso devono portarti in piedi in un secondo.
La remata è una tirata ripetuta centinaia di volte. La spinta, cioè il lavoro di petto, tricipiti e parte davanti della spalla, in acqua c'è solo nel momento in cui ti alzi sulla tavola: un'esplosione breve, sempre uguale. È lo stesso squilibrio fra tirata e spinta che ho descritto per l'arrampicata, con una differenza: qui la tirata è fatta da sdraiati e la spalla lavora sempre davanti al corpo, quasi mai sopra la testa.
Se vai in acqua da anni e a terra non fai altro, la forma che tende a restare è quella: spalle portate avanti, schiena alta che si curva, braccia che in alto ci arrivano a fatica. Il rimedio completo, se ti ci riconosci, è in spalle curve in avanti.
Un test da fare adesso: in piedi con sedere e schiena contro il muro, porta le braccia tese sopra la testa e prova a toccare la parete con i pollici senza staccare la zona lombare. Se per arrivarci devi inarcare la schiena, o i pollici restano lontani, la spalla ha perso un pezzo del suo arco in alto.
Il tronco, a forza di stare inarcato sulla tavola, è abituato a tenere in estensione. Gli manca la tenuta contraria: la parte davanti dell'addome che tiene la zona lombare piatta mentre gambe e braccia si muovono.
Le gambe, infine, non sono deboli per forza. Sono poco allenate a fare quello che il surf chiede in quel secondo: passare da sdraiato a un'accosciata stabile, con i piedi già al loro posto.
Si fa nei giorni senza mare, e ha quattro gesti: spinta, tirata, gambe, tronco. Spinta e tirata vanno sempre insieme, alternate. La tirata la tieni anche se in acqua ne fai tanta, perché a terra la fai in un modo diverso, in piedi o sotto un tavolo e con le scapole che si chiudono dietro.
Totale: 40 minuti. Nella seduta non ho messo esercizi che inarcano la schiena, perché in acqua ce ne sono già abbastanza.
Come si sale: quando tutte e quattro le serie di piegamenti escono da otto, lente e identiche dalla prima all'ultima, abbassi il piano su cui poggi le mani di un gradino. Per la trazione sotto il tavolo porti i piedi più avanti. Per i passaggi da terra aggiungi una ripetizione a serie fino a dodici, poi li fai senza appoggiare le ginocchia nemmeno per un attimo. Se a metà serie la forma si rompe, la volta dopo resti dove sei.
Una volta a settimana basta per cominciare, due se in acqua ci vai poco. Se non sai dove incastrarla, in organizzare la settimana di allenamento a corpo libero c'è un modo di distribuire i giorni.
Il giorno prima si accorcia e si alleggerisce. Niente piegamenti fino a non riuscire più a farne uno, niente squat che lasciano le gambe indolenzite il giorno dopo. Una remata con le spalle già stanche dura meno e si fa peggio, e le gambe pesanti si sentono proprio nel secondo in cui devi alzarti.
Il giorno prima si fanno poche serie, lasciando due o tre ripetizioni in riserva, e il lavoro sulle spalle in alto, che non stanca e prepara la remata. Il giorno dopo il mare, invece, la seduta completa va bene: la tirata ha avuto il suo, e la spinta arriva su spalle che hanno bisogno di muoversi nell'altro verso.
Si può, dopo, accorciando: spinta e tirata alternate più il tronco, le gambe un altro giorno. Prima di entrare in acqua basta il riscaldamento delle spalle.
Per quello che il surf chiede, basta il corpo libero. Il carico lo regoli con l'inclinazione, la lentezza e le pause in basso, e chi viene dall'acqua di progressioni a terra ne ha parecchie davanti prima di aver bisogno d'altro.
Una data non te la prometto, dipende da quanto sei partito indietro sulla spinta e sulle spalle in alto. Il metro è il test del muro: ripetilo ogni due settimane. Quando i pollici toccano la parete senza che la schiena si stacchi, qualcosa è cambiato.
Se ti sei riconosciuto nella mattina passata a remare, la domanda pratica è quanta spinta aggiungere e come sistemare la settimana intorno ai giorni di mare, che di solito non decidi tu. Il tuo sport ti dà i pezzi, il telaio che li tiene insieme si costruisce a terra.
C'è una chiamata di venti minuti con me, gratuita: la Sessione Strategica di Allineamento. Prima rispondi a qualche domanda su di te, poi scegli tu quando sentirci.
Rispondi alle domande e prenota la tua Sessione StrategicaSamuele Gerli, fondatore di Padri D'Acciaio. Sono più di 15 anni che insegno alle persone a usare il corpo nello spazio: prima con il ballo, poi con il Calisthenics.